horse, pony, paddock

Progetto Riabilitazione Equestre per bambini con Spettro Autistico

L’ippoterapia è molto efficace nel trattamento di patologie e disabilità, come sappiamo ormai tutti ed è molto efficace in particolare con i bambini. Il legame che i più piccoli riescono a instaurare con gli animali domestici in generale ma sopratutto con il cavallo è qualcosa di davvero speciale. Ecco perché il ricorso all’ippoterapia è sempre più diffuso, mentre si moltiplicano le testimonianze di esperienze toccanti e bellissime di ippoterapia per bambini colpiti da una forma di disabilità.

Una di queste riguarda un progetto importante realizzato a Verona, di ippoterapia per bambini con disturbi dello spettro autistico (DSA), che ha dato grandi risultati.

Il neuropsichiatra infantile Leonardo Zoccante, responsabile del Centro regionale disturbi dello spettro autistico di Verona, ha esposto i risultati del progetto, sottolineandone l’importanza e gli ottimi riscontri avuti con i bambini.

Zoccante ha spiegato che il legame che si crea con il cavallo, nel prendersene cura e nell’imparare a condurlo, attiva diverse risposte fisiche, emotive e cognitive, che hanno effetti tangibili sul benessere psicofisico. Come riporta Repubblica, nel raccontare questa vicenda.Più che di ippoterapia, in questo caso si tratta di Terapia a mezzo del cavallo (Tmc), una pratica di trattamento delle patologie e dei disturbi che compromettono le abilità sociali, l’apprendimento e la motricità. Una terapia che si è rivelata molto efficace.

Il bambino con autismo, spiega Zoccante, attraverso questa terapia riesce ad attivare in contemporanea piu’ circuiti. Nell’autismo infatti un bambino può avere attività ipertrofiche in un’area che hanno difficoltà ad entrare in relazione con altre aree.

Meno i due emisferi comunicano tra loro e più gravi sono i disturbi dello spettro autistico. Il cavallo aiuta più delle altre terapie integrative (in acqua o con i cani) a superare questo problema della mancata sincronizzazione. Perché, come ha spiegato Zoccante, “quando sei in sella, devi sincronizzare il tuo corpo con quello dell’animale, organizzare una traiettoria. Anche solo nel decidere tra destra e sinistra, l’utente deve mettere in comunicazione i due emisferi“. Imparando ad andare a cavallo migliorano le funzioni esecutive dei bambini DSA.

I migliori risultati sono stati ottenuti proprio nelle aree motorie e cognitive dei bambini. Non mancano, naturalmente, gli effetti positivi sulle emozioni, che tuttavia erano già noti e sono una conseguenza comune in tutte le attività di pet therapy.

Grazie alla Terapia a mezzo del cavallo(T.A.C.), i bambini con autismo acquisiscono:

  • una maggiore coordinazione motoria,
  • insieme a fiducia, autostima ed empatia.

    Questo tipo di terapia integrativa, che si aggiunge a quelle ordinarie dell’autismo, offre un approccio globale ai disturbi dell’autismo, con un percorso di crescita.

    Nella ricerca si è evidenziato che tutte e 3 le forme di autismo traggono benefici. L’impaccio della coordinazione motoria è infatti continua a tutte. Tutto questo è possibile grazie alla combinazione vincente tra il piacere di stare in un ambiente naturale all’aria aperta e in contatto con quello straordinario comunicatore che è il cavallo, sia esso un pony o un esemplare particolarmente mansueto: gli stimoli continui garantiti dalla natura e dall’animale sono fondamentali per sviluppare un ambiente di crescita e interazione ottimale per i bambini e gli adulti con autismo.

    Riguardo alle attività all’aperto, un recentissimo studio sull’autismo della Facoltà di Medicina dell’Università di Tel Aviv rivela come il classico parco giochi crei una condizione favorevole per attenuare i sintomi del disturbo dello spettro autistico nei bambini, con significativi incrementi della socializzazione ed interazione con i coetanei e gli istruttori.

    Il tutto è amplificato se invece di giocare con dei giochi o delle palestre i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con degli animali, e i cavalli sono i protagonisti d’elezione per le questioni che attengono alla cura dell’anima. L’Ordine degli psicologi della Lombardia, ad esempio, è molto aperto a forme di terapia non tradizionali, e le parole d’ordine che vigono sono “promuovere, far conoscere, ricercare, incentivare”.

OBIETTIVI:
Il nostro primo obiettivo è l’inquadramento diagnostico e la valutazione del bambino, a cui segue la strutturazione di un percorso individualizzato, la verifica periodica dei risultati raggiunti con progressivo adeguamento ed integrazione del tipo di intervento.
Attraverso le Attività e Terapie Assistite dagli Animali (TAA), si incoraggia la socializzazione e si stimolano le capacità sensoriali, cognitive e motorie degli ospiti inseriti nei programmi.
Queste situazioni, favoriscono l’attivazione della memoria remota, favorendo il dialogo e desiderio di partecipazione dei soggetti.
Le peculiarità della TAA sono la presenza di obiettivi specifici per ciascun destinatario di ogni singolo intervento e la valutazione dei progressi.
La validità del ruolo dell’animale, consiste nelle sue funzioni di mediatore emozionale e di facilitatore delle relazioni sociali.
Gli obiettivi, da personalizzare e creare su misura per ogni bambino in base alla personalità e la patologia del paziente, ma anche le naturali propensioni dell’operatore e dell’animale, possono essere di vario tipo:

fisici: miglioramento di abilità motorie e delle condizioni di equilibrio;

di salute mentale: incremento delle interazioni verbali, delle capacità di attenzione, delle abilità ricreative, dell’autostima, riduzione dell’ansia e del vissuto di solitudine;

educativi: ampliamento del vocabolario, potenziamento della memoria a breve e a lungo termine, maggiore padronanza di concetti come taglia, colore, favorire il rispetto delle regole ecc.;

motivazionali: stimolazione della partecipazione ad attività di gruppo e alle interazioni con gli altri.

Ad ogni modo, tuttavia, è necessario valutare la personalità sia dell’animale, sia del potenziale utente, e la patologia di quest’ultimo, in modo da favorire un adattamento reciproco.

I meccanismi fondamentali d’azione dell’intervento sono:

il rapporto uomo-animale affettivo ed emozionale, in grado di arrecare non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche fisici, quali l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco;

la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzata, con ripetizioni frequenti, tono crescente e interrogativo, simile a quello che le madri utilizzano con i loro bambini, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta. Inoltre, data l’incapacità dell’animale di valutare, correggere, contraddire le affermazioni dell’uomo, la comunicazione che deriva tende ad essere più spontanea, meno vincolata al timore di essere giudicati, quindi, la relazione che si instaura è meno stressante. Questo non toglie, tuttavia, che la comunicazione uomo-animale non sia altrettanto ricca quanto quella tra esseri umani, in quanto fa uso di un’ampia gamma di segnali non verbali;

la stimolazione mentale: che si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento, al gioco, che riducono il senso di alienazione e isolamento;

il tatto: il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;

l’elemento ludico, cioè il gioco e il divertimento, che portano benefici psicosomatici. Questo comportamento è tipico dei cani, anche adulti, e dei gatti. Il gioco consente di rinforzare i legami, di stimolare i contatti fisici e le risate. Le persone, tramite esso, possono liberare le loro energie e ricavare sensazioni di benessere e di calma. Il dialogo uomo-animale che si viene a creare è basato principalmente sulla gestualità e il tatto;

la facilitazione sociale: la presenza di un animale, spesso, costituisce un’occasione di interazione con altre persone, in quanto può rappresentare l’oggetto di una conversazione;

la responsabilità: il legame uomo-animale si basa principalmente sulle emozioni che, a loro volta, favoriscono la crescita psicologica, la consapevolezza e l’assunzione delle proprie responsabilità, che, naturalmente, saranno proporzionali alla propria età e alle proprie possibilità, come nel caso dei bambini, che dovranno necessariamente essere affiancati dai genitori, nella cura di un eventuale animale di loro proprietà;

l’attaccamento: il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e, comunque, favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno essere trasferiti, in seguito, ad altri individui;

l’empatia: la capacità di identificarsi con l’animale, nel tempo, viene trasferita anche alle relazioni con gli altri esseri umani;

l’antropomorfismo: l’attribuzione di alcune caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un valido meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare la propria attenzione sul mondo esterno. Inoltre, la proiezione e l’identificazione di alcune parti di sé sull’animale possono aiutare gli individui a ri-conoscere e accettare parti di sé, che spesso vengono rifiutate;

il senso di comunione con la natura.

E’ un nostro obiettivo generale e importante, a fine percorso, che il bambino abbia sperimentato le varie aree, affinchè, grazie al lavoro con il cavallo, possa portare fuori,nella vita di tutti i giorni, la propria autonomia e i propri affetti.

AREE SU CUI INTERVENIRE:

Area psichica/psichiatrica – area cognitiva – area dei disturbi affettivi –

area relazionale:

Relazione Educatore- bambino

Relazione bambino – genitore

Relazione bambino con se stesso

Relazione bambino e cavallo

Relazione con altri bambini

Relazione bambino e natura

DESTINATARI: Bambini con spettro autistico, genitori, altri bambini non autistici.

METODOLOGIA:

La principale terapia assistita con cavalli è la Riabilitazione Equestre, che si articola in varie discipline, tra cui l’ippoterapia e la rieducazione equestre.

L’ippoterapia costituisce l’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente; prevede attività a terra e attività sull’animale con l’accompagnamento del terapista che tiene il cavallo alla longhina. Nella rieducazione equestre il cavaliere viene coinvolto nella guida attiva del cavallo, per cui si lavora non solo sugli obiettivi strettamente terapeutici ma anche sull’acquisizione delle tecniche di equitazione.

La RE trova indicazione in persone con patologie di diverso tipo: da una parte si ha l’instaurarsi di una complessa interazione cavallo/cavaliere che diviene fondamentale nel caso di problematiche psichiche, dall’altra la peculiarità della “posizione” assunta a cavallo e del suo movimento risulta estremamente utile per il trattamento della patologia neuromotoria (acquisizione di migliori competenze posturali e di equilibrio, regolarizzazione del tono muscolare e della forza) (Pasquinelli, 2009).

Per quanto riguarda l’ambito psicologico, la Riabilitazione Equestre può rappresentare una valida modalità terapeutica per diverse problematiche di tipo cognitivo, comportamentale e psico-relazionale (insufficienza mentale, disturbi di attenzione, iperattività, disturbi della condotta, disturbi dell’umore, difficoltà di adattamento, difficoltà nelle relazioni interpersonali).

Le attività con il cavallo favoriscono la capacità di prendersi cura dell’altro e di sé, lo sviluppo dell’autostima, dell’autonomia e del senso di responsabilità. Il lavoro di gruppo inoltre stimola le abilità di tipo relazionale.

Con la riabilitazione equestre si ha l’opportunità di apprendere e di conoscere se stessi attraverso la partecipazione attiva e l’esperienza diretta, nell’ambito di una relazione “privilegiata” con il cavallo e in un ambiente, quale il maneggio, accogliente e ricco di stimoli ma al tempo stesso strutturato e definito da regole.

Per i disturbi della sfera psicologica è possibile inoltre attuare percorsi di Psicoterapia Equestre, in cui il cavallo viene utilizzato come facilitatore del processo terapeutico, e contribuisce ad aiutare la persona sotto diversi punti di vista: sociale, emotivo, cognitivo e comportamentale.

Nei percorsi creati e personalizzati per ogni bambino viene applicato un approccio integrato anche dai principi del metodo Feuerstein, secondo in quale l’intelligenza non è un tratto ereditato geneticamente e perciò immutabile; è invece uno stato, risultato di diverse componenti, di cui quella genetica non è la sola né la più importante. L’intelligenza è la propensione dell’organismo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, di origine interna o esterna che siano (Feuerstein 1998). Il metodo Feuerstein è utilizzato per stimolare l’intelligenza dei bambini.

ATTIVITA’, TEMPI E FASI

Al fine di rendere il percorso dell’Intervento Assistito dal Cavallo il più possibile funzionale al Potenziamento delle risorse di ogni singolo nostro bambino, proponiamo attività sinergiche al lavoro in campo, attività che si possono raggruppare sotto il comune denominatore di “percorsi differenziati per tipologie di bambino”.

Fra questi, in particolare:

un percorso SENSOMOTORIO con l’utilizzo del lavoro di selleria;

un percorso COGNITIVO permette di integrare l’attività in campo, creando lo spazio necessario ad interiorizzare e simbolizzare l’esperienza pratica vissuta attraverso l’utilizzo dei principi del metodo Feuerstein;

un percorso RELAZIONALE con l’utilizzo di giochi tra educatore e bambino e anche di gruppo e la realizzazione di compiti condivisi, richiedenti la necessità di operare scelte comuni.

In generale attraverso il PAS (Programma di Arricchimento Strumentale) si procede agli esercizi volti a sviluppare l’intelligenza intesa come proprietà dinamica della mente, cioè modificabile. In sintesi il metodo consiste nel rendere consapevole il bambino, l’individuo, dei precisi processi mentali che mette in atto quando impara o risolve dei problemi.

L’utente quando raggiunge una piena o sufficiente consapevolezza di questi processi mentali, può – diremmo -“vedere” come pensa. Così realizza che può modificarli per meglio imparare a risolvere problemi di varia natura, non solo matematici o scolastici.

Ad esempio gli esercizi del PAS puntano a far controllare l’impulsività quando si deve rispondere ad una domanda o risolvere un problema. Si impara che bisogna riflettere prima di compiere anche la più piccola azione e che ci si deve chiedere sempre quale è il problema e come lo si è risolto. Si comprendono le ragioni del successo o del fallimento.

I TEMPI

I tempi del PERCORSO di intervento personalizzato non possono essere standardizzati, si configurano come intensi e prolungati con momenti antitetici: spinte progressive alternate a resistenze al cambiamento, fasi di progresso e regresso. La cadenza – come il ritmo del lavoro – si delineano caso per caso, lungo la strada, durante il percorso, nel rispetto delle potenzialità del soggetto.

In questa ottica, il nostro modello di intervento prevede una presa in carico degli utenti prolungata nel tempo, strutturata in varie fasi:

I FASE

Colloquio informativo sul corso e prima prova in scuderia con il bambino.

Valutazione iniziale attraverso un colloqui con i genitori, contatti con il medico e altre figure come terapisti o educatori del bambino, individuazione degli obiettivi di potenziamento e crescita del bambino con programma personalizzato del corso.

Lo Psicologo istituisce per ogni bambino un report mirato al lavoro con il cavallo e l’equipe in un Percorso Individualizzato.

II FASE

Questa fase si caratterizza per il lavoro diretto in maneggio, sia a cavallo che in scuderia, con monitoraggio e calibrazione continua del Percorso iniziale, tramite valutazioni di controllo periodiche (ogni 3 mesi) e riunioni d’equipe periodiche.

III FASE

Si elaborano le Valutazioni di Termine Percorso.

BREVE ESEMPIO DI UN PERCORSO PERSONALIZZATO :

TIPO DI PERCORSO : sensomotorio, cognitivo e relazionale

TIPO DI INTERVENTO: terapia assistita con il cavallo (T.A.C.)

Descrizione della II FASE nello specifico:

Primo step: relativamente breve di lavoro (2 mesi circa) per l’instaurarsi di una relazione di fiducia con l’operatore e reso possibile il contenimento di paure e angosce. Attraverso il gioco ed il contatto il cavallo si può costituire come “oggetto sperimentabile”, ma anche come piacevole compagno e veicolo di una iniziale presa di coscienza di sé e del proprio spazio corporeo, fondamento di ogni esperienza basata sul “fare insieme”.

Secondo step: Nei mesi successivi si comincia ad utilizzare la sella.

In questa fase i problemi da affrontare potrebbero essere: come risolvere i comportamenti autolesionistici da una parte e come contenere i movimenti di dondolamento delle mani davanti agli occhi.

Infatti se con le gambe e con il busto il bambino autistico può avere un buon assetto in sella, può non riuscire a coinvolgere braccia e mani e, ovviamente, l’attenzione e lo sforzo finalizzato, e non essere possibile eseguire a cavallo esercizi più complessi.

Facendo fare spesso al cavallo delle mezze fermate” (cavallo appena in alt sui quattro arti e pronta ripartenza) si cerca di far tenere il bambino non solo con il busto, per il coinvolgimento che questo ha nell’assorbire la spinta in avanti dello stesso durante l’alt ed all’indietro nella partenza, ma che il bambino si aiuti anche con le mani per tenersi alla criniera o all’arcione della sella, così da interrompere movimenti stereotipati ed utilizzare attivamente e con una finalità mani e braccia.

Inoltre il bambino può essere molto divertito da questi cambi di ritmo e interessato a come si vocalizza la parola “passooo” per far partire il cavallo, pronunciandola a voce profonda, ma anche ben udibile e scandendone gli accenti “pà-ssò” e allungando la vocale finale.

diversi obiettivi:

  1. di produzione verbale;
  2. diminuire le stereotipie con l’utilizzazione a cavallo di un ritmo attivo che può elicitatare nel bambino un’attivazione psicofisica maggiore;
  3. il cavallo di per sé stimolante ed accudente al contempo abbassa la carica aggressiva ed auto-aggressiva ;
  4. aumentare le interazioni dotate di senso e spesso arricchite anche da un sostegno visivo più lungo e frequente.

RISORSE E LOGISTICA

RISORSE :
1 Psicologo
1 Educatore
1 istruttore

In funzione degli obiettivi, il lavoro in campo può passare attraverso tre gradi di complessità, applicabili a seconda della valutazione di ogni singolo bambino:

  • Spazio non strutturato: chiacchiere, giochi, iniziative spontanee del bambino.
  • Spazio semi-strutturato: in cui si definisce il tipo di attività, ma la partecipazione ad essa è libera, dall’avvicinamento al cavallo, all’accudimento dello stesso in maneggio e nel box.
  • Spazio strutturato: in cui si lavora in un luogo specifico con tempi fissi ed obiettivi determinati e progressivamente impegnativi con sedute individuali, lavori in gruppo, attività di volteggio, realizzazione di percorsi a cavallo definiti e memorizzati.

Insieme alle attività in campo, abbiamo la possibilità di consolidare le esperienze apprese dai bambini, attraverso la partecipazione a laboratori paralleli specifici, come ad esempio il laboratorio di musicoterapia, laboratorio di arteterapia, laboratorio in barca a vela altri laboratori che proponiamo.

COSTI

Pacchetti variabili e personalizzati a seconda del percorso da definire nella fase del primo colloquio informativo gratuito.

Nel “montare” il cavaliere è coinvolto in un rapporto fatto di pace e conflitto, essendo il cavallo in grado di tirare fuori le parti migliori e peggiori del carattere di ognuno. Nel rapporto con l’animale, il cavaliere necessariamente canalizza le forze dell’inconscio e le armonizza con la realtà, governando e non reprimendo le pulsioni istintive e imparando ad usare insieme cuore e cervello(Papini, Pasquinelli, 2009).

Ognuno si conosce attraverso l’esperienza del conoscere cose, persone, situazioni e vedere come reagisce ad esse. Goethe

FIRMA

Dott.ssa Psicologa Isabella De Franceschi

Responsabile di Progetto

Referente di Intervento A.A.A. – T.A.C.

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